Genitori e Smart Working: beneficio o fonte di stress?

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Ricordo come fosse ieri quei miei primi mesi col pancione.

La fatica immane di dovermi trascinare fino in ufficio. Saltare in macchina, attraversare mezza Roma nel suo caos sregolato, tra ingorghi, rumori assordanti, insulti tra automobilisti.

Una corsa continua, per ritrovarmi lì, sulla mia scrivania. A fare la stessa cosa che avrei potuto fare da casa.

Me lo sognavo a quei tempi lo “Smart Working”.

Ero totalmente consapevole di poter fare benissimo il mio lavoro anche a distanza, agganciandomi alla mia rete Wi-Fi che mai ha lasciato a desiderare.

Eppure non era concepito. Era roba di altri Paesi. Non adatta alla cultura italiana, dove il bravo impiegato è quello “controllato a vista”.

Quando sono diventata mamma poi, la mia vita è cambiata.

Per stare più vicina a mio figlio ho fatto una scelta, e ho preferito seguire un’altra strada, quella che mi ha portato al blog e oggi alla nostra agenzia. Ma per costruire qualcosa di mio, totalmente dal nulla, ho dovuto lavorare tantissimo, fin dai primi anni.

Ho consumato notti intere a creare, disegnare, scrivere pagine su pagine, quando la strada avanti a me era lunga e nebbiosa. Lavoravo negli orari più impensabili, quelli che mi permettevano di “conciliare”.

Con il “lusso” di poter trascorrere tanto tanto tempo con Ascanio. Di poter vivere la sua infanzia come mai avrei potuto, se avessi lavorato sempre in ufficio, inchiodata alla scrivania.

Sono passati 7 anni da quando ho aperto il blog e di strada con Teresa ne abbiamo fatta un bel po’. Nel frattempo abbiamo anche preso un ufficio, rigorosamente posizionato tra casa e scuola, proprio per ritagliarci uno spazio per noi, senza troppe distrazioni.

Eppure confesso che, al di là della pandemia, sono più i giorni in cui lavoro volentieri da casa rispetto a quelli in cui mi rintano nel nostro spazio co-working.

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Il motivo?

Riesco a gestire meglio il mio tempo.

Ad esclusione del periodo di totale lockdown, con connessa didattica a distanza, in cui chiaramente tutto è stato molto più complicato, a casa mi è più semplice scrivere, mi concentro di più, vado addirittura molto più veloce.

Lavorando da casa gli orari, per quel che posso, li decido io. Eppure mi sembra di produrre molto ma molto di più.

Riesco addirittura a ritagliarmi un momento per lo sport. Generalmente appena lascio Ascanio a scuola, vado un’oretta a correre al parco, il che nella mia “vita precedente” sarebbe stato a dir poco impensabile.

Ma non è un’ode allo Smart Working la mia.

Lavorare da casa con i bambini è spesso anche una fonte di stress, soprattutto quando iniziano a crescere e diventano molto più “demanding”.

Ascanio è un bambino che non ha quasi mai dormito il pomeriggio e per me è stata una grande sfida, sin da quando ha più o meno 3 anni.

Quello che ho sempre cercato di fargli capire, è che la mamma, anche se è in casa, in alcuni orari sta lavorando. Ho cercato di trasmettergli la fortuna di avere una mamma che lavora accanto a lui, piuttosto che in un ufficio lontano, e questa cosa con il tempo mi sembra sia stata compresa e apprezzata.

La mamma lavora e non va disturbata.

Ah ah. Non funziona sempre così, e lo sappiamo tutte.

Ma dopo tanti anni di Smart Working alle spalle, credo si acquisisca un nuovo equilibrio interiore. La capacità di dribblare tra una Call in Teams e una merenda da preparare, o tra un file Excel e una divisione da spiegare. Il tutto con una naturalezza mirabolante e soprattutto alla velocità della luce, senza essere dei supereroi. Una sorta d’istinto di sopravvivenza.

Dopo tutto questo tempo alle spalle, posso affermare con certezza che la più grande fonte di stress nello Smart Working non sono i figli, ma piuttosto il nostro modo di gestire questo nuovo modo di lavorare.

Ci sono capi o clienti che ritengono erroneamente che, essendo a disposizione nelle loro case, i loro subordinati possano lavorare a qualsiasi ora del giorno. E questo è il più grande e vero inconveniente del telelavoro.

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Non avere orari stabiliti per mangiare, lavorare o dormire è un’enorme fonte di stanchezza e stress. Vengono a mancare i confini tra vita privata e lavoro.

Tutto questo perché nel nostro paese lo Smart Working non è regolamentato. Non è mai stato contemplato e pandemia l’ha reso obbligatorio, quando non tutti erano preparati.

E questo è ancora più difficile per noi, genitori di bambini piccoli, che ci siamo trovati per mesi ad affrontare la didattica a distanza, trasformandoci anche in insegnanti, oltre ad occuparci del lavoro e della pulizia della casa, in aggiunta all’ovvia responsabilità dell’educazione dei nostri figli.

Sta a noi, nei limiti del rispetto tra esseri umani, il saper porre dei confini.

Ma innanzi tutto dobbiamo spiegarlo a noi stessi.

Darci un orario e cercare di rispettarlo. Rimandare a domani quello che può aspettare. Perché non sempre cade il mondo se a un certo punto stacchiamo la spina.

Faremo solo del bene a noi stessi, alla nostra psiche, alla nostra famiglia e soprattutto ai nostri figli.