Non tutte le madri sono capaci di farsi porto sicuro.

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Quante donne, da bambine e ragazze sono state continuamente criticate dalle loro stesse madri per come erano vestite, per come si comportavano, per le cose che dicevano?

È così che s’impara a compiacere e per avere un po’ di approvazione si farebbe qualsiasi cosa. Perché le madri sono lo specchio in cui ci guardiamo, le acque calme in cui vorremmo navigare.

Così, molte di noi consumano la propria giovinezza e, a volte, anche l’età adulta cercando di essere più brave, più giuste, per ottenere “quel bene” che dovrebbe essere acquisito alla nascita.

Anche la ribellione, a volte, è solo un modo di rimanere ancorati al giudizio della madre, è l’unica espressione di bene che si conosce. Se mi ribello tu mi vedi.

Il modo in cui siamo cresciute, la relazione madre-figlia incide con prepotenza sui rapporti futuri e, anche, nelle relazioni con gli uomini.

Una madre dovrebbe amarci per ciò che siamo e lasciare che la fragilità possa far parte della nostra esistenza. Rafforzare l’identità, non spegnerla o soffocarla.

Spezzare le catene è difficile, a volte, la consapevolezza arriva tardi e noi, magari, siamo invischiate in un rapporto amoroso che è la fotocopia di quell’amore materno che ci è stato insegnato.

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Le madri possono sbagliare, dovremmo dircelo più spesso e non edulcorare la maternità come se fosse un’esperienza mistica. Per quanto mi riguarda è l’esperienza più terrena che io conosca.

Riconoscere di aver avuto delle madri imperfette ci aiuta ad accettare i nostri buchi neri e ad avere relazioni più sane.

Dovremmo ricordarci, però, che al fianco ad una madre di solito c’è un padre, di cui spesso ci dimentichiamo o che “salviamo” perché il peso sociale dell’educazione ricade tutto sul materno.

Ci sono madri che non amano nel modo giusto, anche questo dovremmo dirci. Succede che siano madri ossessive, rigide, incapaci di empatia, ingiustificabili.

Possiamo condannarle, oppure riconoscere che non siano state madri capaci e rompere quelle catene che ci permetteranno di evolverci e creare relazioni buone.

Invertire la rotta è possibile, cercando di essere persone diverse, madri accoglienti e donne fiduciose, anche se siamo state bambine non amate.

È pur vero che nessuno insegna alle madri ad esserlo. Spesso, vengono dettati precetti che non aiutano, ma ci fanno sentire ancora più inadeguate.

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Ogni maternità è a sé, ogni storia ha la sua storia.

Forse, se fossimo sincere anche sul rapporto madri-figlie, ci concedessimo gli sbagli e la possibilità dell’errore, sarebbe meno duro dirci che abbiamo fallito o che nostra madre non ci ha amato come avremmo voluto. E, nonostante ciò, darci la possibilità di preservare l’amore, perché sappiamo che quel legame madre-figlia è indissolubile.

Possiamo scegliere, però, se disperarci e rimanere aggrovigliate per ciò che non abbiamo avuto, oppure, andare avanti ed essere persone nuove.

“Superare” le nostre madri, andare oltre, è un’occasione per essere persone felici e fare pace con la storia che ognuna di noi si porta dietro.

Nel frattempo, possiamo costruirne un’altra di storia che parli di relazioni amorose sane ed equilibrate. In cui l’amore non è qualcosa che si deve conquistare ma qualcosa che guarda negli occhi e dice: ti voglio bene per ciò che sei. Qui, puoi depositare le tue fragilità, io saprò custodirle.