Il Natale che non c’è.

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Dieci mesi. Eppure sembra essere passata una vita.

Un anno interminabile. Diverso. In cui tutto sembra cambiato.

 

La vita di ieri, i pezzetti sparsi delle nostre abitudini, un ricordo ormai lontano.

Addestrati ormai a questa nuova normalità, dove tutto non è più concesso.

 

La funzione di un abbraccio.

L’importanza dei contatti reali.

Gli schermi che sempre più ci dividono.

 

Il Natale che ci manca.

Il Natale che non c’è.

 

Le lucine che scintillano, azionate prima del tempo.

A darci certezza, per portare il sorriso.

 

Il Natale dei bambini.

Il Natale che non c’è.

 

La difficoltà di spiegarlo.

Risposte difficili.

Perché i bimbi non dovrebbero mai perdere il diritto di viverlo.

 

Il Natale senza nonni.

Un Natale dimenticato.

 

Un Natale che scorre al telefono, cercando sorrisi nascosti, labbra senza maschera. Piccoli segreti.

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Il Natale responsabile.

Il Natale altruista.

 

Un sacrificio grande.

Ma un’occasione per pensare e per riflettere sul tempo.

Sulle priorità.

Su tutto ciò di cui avevamo perso la misura nelle nostre folli corse quotidiane.

 

Per anni abbiamo viaggiato a una velocità che solo oggi riusciamo a comprendere.

A un ritmo che in poche occasioni ci ha concesso di fermarci. Di pensare.

Di capire chi siamo. Cosa vogliamo davvero. Dove stiamo andando.

 

Oggi quel tempo lo abbiamo trovato.

E dovremmo farne tesoro, per quanto sia deprimente e malinconico trascorrere un Natale così.

 

Con una sete d’affetto.

Con i legami che ci mancano.

 

Con quella voglia matta di poter condividere.

Accontentandosi di poco.

Perché quel poco, distanti dalle follie di ieri, ha acquistato un valore inestimabile.

 

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(Questo post è realizzato in collaborazione con Collégien, un brand di cui siamo innamorate.
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