Mamma-taxi

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Quando ero incinta, qualche tempo fa, ho fatto l’ultimo viaggio-senza-figli-al-seguito a Parigi. Ho conosciuto così delle mamme francesi che mi hanno raccontato come in quel bel Paese all’avanguardia per welfare familiare, alcune donne vengono marcate con la lettera scarlatta… non una A cerchiata, ma una T gialla… quella di “mamma-taxi”.

Così sono chiamate oltralpe quelle genitrici che passano i pomeriggi a scarrozzare la prole in giro per la città tra sport e attività varie. Ora, la questione passa per due principali problemi. Primo: perché accidenti questi bambini e pre-adolescenti devono passare il loro tempo costantemente impegnati? Sport, corsi di lingue, attività manuali. E non sport “normali” come calcio o nuoto. Ma sport “nuovi” e lingue complicate, come il cinese, invece del classico inglese. Io ho passato anni e anni stesa sul letto a leggere e il risultato è stato una discreta cultura generale. Tutti gli sport e le attività imposte le ho sempre rifiutate (vedi nell’ordine: danza classica, danza moderna, nuoto, sci, pianoforte, inglese per non parlare degli scout). Secondo: possibile che non si creino reti di mamme solidali che si aiutano a vicenda e accompagnino a turno questi piccoli genietti in giro?

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Che poi mia madre la soluzione l’aveva già trovata 15 anni fa: le figlie più grandi scarrozzavano il più piccolo tra amici, sport e attività. E stop. Quindi prima di essere mamma-taxi sono già stata sorella-taxi.