Viaggiare da soli. Qual è l’età giusta?

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Campi estivi, gite scolastiche, la prima vacanza senza la famiglia.

Qual è l’età giusta per far viaggiare da soli i propri figli?

Tutti i genitori prima poi si fanno questo tipo di domanda. E ognuno di noi sa che l’esperienza di esplorazione verso il mondo è fondamentale per la crescita, anche quando si è bambini.

Come insegnante mi è capitato spesso che fossero più spaventati i genitori di allontanarsi dai propri figli che gli stessi piccoli.

Solitamente gli alunni più preoccupati erano quelli le cui famiglie erano in ansia per il distacco.

Nella mia scuola, ad esempio, si organizzano gite didattiche di due giorni già dalla prima elementare e devo dire che anche i genitori più restii a separarsi dei figli, alla fine, sono felicissimi dell’esperienza intrapresa.

Ci sono bambini più di altri che sentono la malinconia di casa, ma il fatto di riuscire a superare la nostalgia solitamente li fortifica e li rende più consapevoli di sé stessi e delle proprie capacità.

Sanno di potercela fare da soli e questo li aiuta anche in altre esperienze della vita. I bambini che riescono a fare esperienze tra pari, solitamente acquisiscono maggiore autostima.

Le esperienze di soggiorno fuori casa con le proprie insegnanti, con gli educatori di centri ricreativi o di centri sportivi e con persone conosciute, facilità di certo l’esperienza. I desideri di autonomia e di avventura dei propri figli devono essere soddisfatti, ovviamente, in relazione al età e in ambienti giustamente sorvegliati.

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Solitamente si tende a pensare che i propri figli stiano bene solo accanto alla propria famiglia e solo in quel “luogo” siano al sicuro.

L’iperprotettività, spesso è all’origine di tante difficoltà che i bambini incontrano nel rapporto con gli altri.

I nostri figli hanno bisogno di sperimentarsi non solo nelle relazioni tra pari ma anche con altri adulti di riferimento.

Devono sapere misurare la fiducia, imparare a prevenire le situazioni di pericolo, devono poter misurare le proprie capacità e i limiti, per poterli superare anche senza di noi.

La lontananza non significa perdita e nemmeno abbandono, anzi il più delle volte arricchisce i rapporti con i nostri figli. Ai genitori dei miei alunni dico sempre che “l’assenza”, ovvero il lasciare andare, è presenza e insegnamento.

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Ovviamente, il distacco dovrà avvenire in maniera graduale.

Non esiste una regola precisa, perché ogni bambino ha i suoi tempi e sui ritmi di maturazione. Se da una parte sarà importante rispettare i tempi “giusti”, dall’altra non bisogna dimenticare di dirgli che mettersi alla prova è una buona occasione per crescere e stimolarli affinché sentano di potercela fare.

Come genitori non possiamo tenerli sotto una campana di vetro e proteggerli sempre, ma possiamo fornirgli gli strumenti per affrontare il mondo nel migliore dei modi. Questo non può succedere se piano piano non li prepariamo al distacco da noi, se non incentiviamo le competenze legate al “saper fare da soli”.

Non può succedere se inibiamo il loro desiderio di conoscenza ed esperienza nel “mondo”.

Se noi li prepariamo fin da piccoli a considerare l’avventura e l’autonomia come due valori molto importanti, loro non avranno nessuna difficoltà.

Spesso, le loro paure sono le nostre paure.

Non ci resta altro che dare fiducia ai nostri figli, perché ne abbiamo in loro stessi.