Cosa resterà di Expo 2015?

Camminare per Milano con Expo alle porte sembra di vivere in una città in movimento, che punta dritto verso il futuro.
Rumore di mezzi al lavoro, ruspe che scavano, gru che s’innalzano un po’ovunque, palazzi colorati che prendono forma, che ieri erano soltanto sagome e oggi cominciano ad assomigliare a grossi edifici. E mentre sei lì, con il naso all’insù a contemplare i cambiamenti, con ancora l’amaro in bocca per gli scandali che hanno fatto rumore lo scorso anno, ti chiedi che cosa resterà di tutto questo una volta finito tutto.
© Avvenire
Che cosa resterà dell’area fisica tra Milano e Rho dopo il 2015 e quali edifici resteranno in piedi, visto, che il bando per vendere le aree è andato deserto. E soprattutto che cosa resterà di tutto questo dentro di noi, cittadini del mondo, a livello di buone pratiche e di educazione ambientale, per creare e sostenere un pianeta più vivibile.
Una domanda legittima, dal momento che il tema proposto da Expo tocca proprio aspetti direttamente collegati allo spreco di risorse e alla salvaguardia del Pianeta. A questo proposito non si contano nemmeno più le iniziative promosse nelle scuole, nelle Università, negli asili orientate a sensibilizzare gli uomini di domani verso questa sfida collettiva.
Il nostro modo di vivere sta facendo ammalare il mondo e occorre agire subito con una precisa presa di coscienza e una decisa inversione di rotta. Allora ben venga il campo di grano che è stato seminato tra i grattacieli del quartiere Porta Nuova, come opera d’arte, come simbolo di questo nuovo corso, ma soprattutto nuova dimensione del vivere e nuova consapevolezza.
WHEATFIELDS – Agnes Denes, Wheatfield – Porta Nuova Smart Community, Milano 2015
Se sarà questa l’eredità di Expo 2015, allora da mamma potrò dire di aver vissuto in prima persona un evento di portata mondiale. Una bella sfida senza dubbio.
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