Perché credo nei miracoli. Un attimo e cambia la vita.

Era una domenica pomeriggio, il 22 gennaio del 2012.
Io e Costa eravamo in casa. Un piccolo appartamento in affitto in Via della Marta, nel cuore del quartiere Trieste. Ero incinta di otto mesi.
“non andare dai, vediamola insieme la partita!”
Se solo fosse andato, oggi io e mia figlia non saremmo qui, a raccontarvi questa storia.

Non potevo minimamente immaginare quello che sarebbe accaduto da li a pochi istanti.
Sfilai un rossetto dal beauty case, mi guardai allo specchio… Poi più nulla. Il silenzio. Il buio.
Costa ricorda bene di aver sentito un rumore sordo provenire dal bagno, lì dove mi stavo preparando.entrata immediatamente in coma
Io giacevo a terra e con i piedi ostruivo l’apertura della porta del bagno.
Uno dei due poliziotti, Giovanna, forse madre anche lei, sapendomi con il pancione, cercò con tutte le sue forze di aprire la porta del bagno.
Non poteva lasciarmi li.
Alle 20.30, Costantino che era nella sala d’aspetto del pronto soccorso, senti una pacca forte, sulla spalla
Non ce la faceva a lasciarmi

non avrebbe mai dimenticato quello che aveva fatto per noiPochi minuti dopo arrivarono i dottori, con una diagnosi infausta: aneurisma celebrale con emorragia subaracnoidea posteriore destra.
La neve copiosa era cominciata a cadere, posandosi su ogni cosa, imbiancando Roma.
Il tempo si era fermato. Per noi si era interrotto.
Una mamma e la sua bambina lottavano strenuamente per sopravvivere.

clipparono
L’intervento riuscì perfettamente, ma nessuno poteva sapere se mi sarei risvegliata, quando e in che condizioni.
Bisognava continuare ad aspettare, avere fede e sperare, in un miracolo.
Ero sveglia. Ero viva.
Non mi ricordavo nulla. Continuo a non ricordare assolutamente nulla dell’accaduto.
Non mi ricordavo nemmeno di aspettare una bambina. Non sapevo di essere madre. Non ricordavo nulla di me. Era come se Ilaria non esistesse più.

Fu una sensazione indescrivibile. Era così piccola, una piccola guerriera. Rimasta viva, dandomi la forza di risvegliarmi.
Siamo una cosa sola, la forza della vita.

Dopo la malattia ho perso il lavoro.
depressione da evento post traumaticopost partumpost perdita del lavoro(alias – scaricata alla grande dopo la maternità)La mia vita era cambiata per sempre.
Eravamo solo io e mia figlia, che dovevamo continuare a respirare, a rimanere vive. A nutrirci giorno dopo giorno della nostra forza.
Sono riuscita a rimettermi in gioco e ho cambiato lavoro.
Questo è quello di cui avevo bisognoNon tornerei indietro per niente al mondo, per quanto il mio percorso sia stato estremamente difficile

La domanda che mi faccio spesso è:
Ilaria sei viva? Sei felice? Tua figlia è felice?
Ilaria sei viva? Sei felice? Tua figlia è felice?
Queste sono le cose che contano per me adesso.
Si cade ma ci si rialza.
Perché i miracoli accadano davvero. E quando meno te l’aspetti, tutto cambia, si trasforma.
E si ricomincia più forti che mai.

Sono anni che cerco di trovare la forza di condividere la mia storia. La nostra storia. Oggi, finalmente, sono riuscita a riviverla e a superarla. Per me, per Eleonora, per noi. Ma anche per tutte voi, che vi dia luce e speranza.
