Figli che non parlano con i genitori, dato di fatto

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figli che non parlano con i genitori

Durante il percorso #kissàrai, il progetto guida per tornare a imparare a crescere, agli oltre 100 adolescenti che hanno partecipato abbiamo chiesto di compilare un questionario anonimo di gradimento.

Siamo stati tutti felici di leggere che ai ragazzi il progetto è piaciuto, felici di leggere che si sono sentiti coinvolti, che hanno imparato cose nuove e che le ritengono utili per il loro futuro.

Poi, nonostante questo riscontro positivo, la maggioranza di loro ci ha scritto di non averne parlato in famiglia.

Perché?

figli che non parlano con i genitori

Il perché ce l’hanno detto loro “non ne ho parlato perché poi avrei dovuto perdere troppo tempo tra il raccontare e l’ascoltare”.

Ecco fatto, il punto è sempre lo stesso: il desiderio di indipendenza.

Una ricetta magica probabilmente non c’è ma è utile riflettere su alcuni principi che possono aiutarvi a orientarvi nella sua pratica quotidiana.

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Parlate con vostro figlio quando capite che in quel momento è “disponibile”.

Se siete presi dalle vostre attività cercate di lasciarle da parte per approfittare spudoratamente del momento.

Per esempio, alcuni ragazzi hanno dichiarato che si aprono più facilmente mentre la madre sta facendo qualche lavoro domestico oppure quando il padre sta guidando la macchina. In altre parole quando sono fianco a fianco col genitore più che faccia a faccia.

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Non prolungare la conversazione.

Non dovete portare avanti ogni discussione fino allo sfinimento, dite la vostra e stop.

I ragazzi hanno dichiarato che dopo aver parlato con i genitori poi riflettono, quindi lanciate a vostro figlio il tempo di stare da solo per metabolizzare su quello che gli avete detto.

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Mantenete la calma anche quando non siete d’accordo.

Mia madre ne fa un dramma per ogni cosa sulla quale non siamo d’accordo”, afferma un’adolescente.

Questa situazione ovviamente lo fa arrabbiare e la conversazione si rischia o di trasformarsi in un litigio o in una chiusura.

Cercate di non andare in escandescenza, cercate di dire qualcosa che dimostri che anche se non siete d’accordo lo capite.

Per esempio, potreste dire: “Mi rendo conto di quanto questa cosa ti metta in difficoltà”, non “Ma cosa vuoi che sia!”.

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Gli adolescenti tendono ad evitare a priori di affrontare argomenti perché – come a tutti noi – anche a loro infastidisce il continuo ripetere le “conseguenze” delle azioni sbagliate.

Sbagliano, certo che sbagliano, esattamente come noi o magari molto di più di noi, perché sono in una fase di sperimentazione, ma così scoprono se stessi, la propria paura e i propri limiti.

Se hanno “sbagliato” e avete spiegato loro le “conseguenze”, non rinfacciargliele nuovamente.

Il “te l’avevo detto io” o il “ora hai imparato la lezione? Hai capito dove hai sbagliato?” sono frasi che un adulto dovrebbe capire che non è bello per nessuno sentirsi ripetutamente dire.

Non è stimolante per l’autostima, non serve per “far meglio” la volta successiva e fa evitare ai ragazzi di parlare con voi sulle esperienze, anche quando sono positive come la nostra.